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APPALACHIAN TRAIL | Dalla Georgia al Maine, attraverso l’America


Uno dei percorsi di hiking più famosi al mondo è senza dubbio l’Appalachian Trail, comunemente chiamato solamente AT, un sentiero escursionistico che partendo dal Monte Springer, in Georgia, attraversa ben 11 stati della confederazione statunitense per concludersi al National Park di Baxter nel Maine. Fa parte, con il Continental Divide e il Pacific Crest Trail, della Tripla Corona dell’escursionismo degli USA: chi conclude questi tre itinerari può fregiarsi del prestigioso alloro.

Il nome deriva ovviamente dalla catena montuosa degli Appalachi che percorre da nord a sud la parte orientale degli Stati Uniti, quasi a ridosso degli stati costieri che si affacciano sull’oceano Atlantico. Questi monti, caratterizzati da altitudini medie non elevate, presentano condizioni ideali per un hiking impegnativo ma adatto a tutte le tipologie di escursionista. Il percorso è molto lungo, oltre 3500 km, il che lo rende difficile da completare in un unico periodo, anche se molti trekker lanciano la sfida dei 100 giorni di seguito per concludere l’impresa… Che vale l’ulteriore distintivo di thru-hiker (vero escursionista), anche se è molto più probabile impiegare 5/6 mesi per finire la pista.

Per affrontare l’Appalachian Trail serve pertanto una calzatura strutturata e tecnica, che sappia coniugare la robustezza della tomaia con una comodità nella calzata, necessaria per il lungo cammino. Lo scarpone Trezeta Top Evo NV è proprio l’ideale: presenta infatti una tomaia in nubuck resistente e avvolgente, abbinata al fascione in gomma a 360 gradi che garantisce sicurezza contro urti accidentali. Resistente alle infiltrazioni d’acqua e di elementi esterni grazie alla combinazione della membrana Water Stopper di Trezeta e della fodera Outdry™, è perfetto per lunghi percorsi grazie anche alla zeppa in microporosa, leggera, stabile e ammortizzante, e alla suola Vibram® Tsavo, che offre una trazione ottimale nelle varie condizioni di fondo che si trovano sulla traccia americana.

Il sentiero vide la sua prima classificazione e definizione negli anni 20 del secolo scorso, per merito dell’interesse di alcune guardie forestali e semplici cittadini appassionati di trekking, che contribuirono a tracciare la pista sia dal punto di vista della segnaletica, della pulitura del percorso e della cartografia. Grazie a questi pionieri, oggi la pista è parte dei sentieri panoramici dello stato americano, è curata e mantenuta dal National Park Service e dall’Appalachian Trail Conservancy, la prima associazione che prese in carico la manutenzione e la promozione del trail sui monti Appalachi.

Quali sono le peculiarità di questo infinito sentiero? Lungo la strada, si trovano diversi ecosistemi e scenari: dalle condizioni di arido e roccia della parte meridionale, dove è frequente trovare alcuni serpenti come il testa di rame, alle conifere di tipo subalpino che ricoprono gli stati più a nord come Vermont, New Hampshire e Maine, dove invece è poco probabile ma non impossibile imbattersi nell’orso nero, che popola tutta la regione degli Appalachi.

Lungo tutto il sentiero sono naturalmente presenti le stazioni di arrivo e di partenza delle tappe,: ci sono circa 250 rifugi e posti per accamparsi, oltre a svariati altri punti di ristoro e, in ogni caso, alcuni tratti che  attraversano le città.

Un’ultima curiosità: la maggior parte degli escursionisti che decidono di sfidare il sentiero nella sua interezza partono da sud per terminare al nord, e sono chiamati north-bounders. Chi invece effettua il percorso inverso, dal Maine alla Georgia, viene definito south-bounder; solo chi completa la traccia in un’unica soluzione, comunque, diventa thruhiker.

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