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TUAREG | Alla scoperta del deserto dei nomadi


C’è una popolazione che vive tra Marocco e Algeria avvolta da un alone di mistero: sono i Tuareg, un popolo nomade che vive tra le dune del deserto del Sahara, gente che si sposta in continuazione alla ricerca di acqua e di quel poco che la terra, così sterile, ha da offrire, per mangiare e per far riposare il loro mezzo di trasporto, il dromedario.

Abbiamo deciso di affrontare un viaggio all’interno del deserto lasciandoci guidare e vivendo alla maniera dei Tuareg. Per accompagnarci nell’impresa, le nostre Trezeta Adventure WP, uno scarponcino da hiking strutturato ma leggero, che garantisce ottimo comfort e protezione, anche in caso di utilizzo intenso. La sua struttura infatti è studiata per mantenere il piede asciutto e fresco, con la membrana Water Stopper, esclusiva di Trezeta. Inoltre, l’intersuola a due densità di EVA permette un assorbimento degli urti e una stabilità senza paragoni, l’ideale per cavalcare il dromedario e muoversi tra terreni sabbiosi e rocciosi. 

Partiamo da Merzuga, nel sud del Marocco, proprio al confine con l’Algeria, un territorio difficile non solo per la presenza del deserto. Poco oltre, la catena montuosa dell’Atlas, una volta superata si spalanca la porta dell’indefinito: è il Sahara, il più grande deserto al mondo, una distesa di sabbia in continua mutazione. Grazie alla perizia dei Tuareg, e al loro innato senso di orientamento, il viaggio continua a passo spedito, senza intoppi.

Le cose più emozionanti avvengono sicuramente la sera, quando il campo per la notte è montato e ci si raduna di fronte al fuoco: il dialetto berbero che i Tuareg parlano fra loro è incomprensibile, tuttavia molti hanno imparato le lingue occidentali, e così è piacevole scambiare quattro parole in francese, inglese e anche in italiano con questi personaggi dai tratti somatici diversi da quelli arabi, con la linea degli occhi accentuata dal kadjar (anche gli uomini lo usano) che spesso è anche l’unica cosa che traspare dal loro pesante abbigliamento di lana, che ricopre tutto. Rimaniamo colpiti soprattutto dall’importanza data alla figura della donna, così diversa da come potevamo pensarla: è infatti centrale nella vita nomade, gestore di beni e di persone.

E mentre ripensiamo alla nostra avventura, ricordiamo l’immagine più incredibile del nostro viaggio, al di là degli sconfinati panorami e delle dune: il cielo stellato della notte. Semplicemente, unico.

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